Perché il biometano italiano attira investimenti europei e cosa serve perché continui a farlo

Articolo di Agnese Rocco, pubblicato da Energia Oltre


L’Italia dispone delle risorse agricole, delle infrastrutture e delle competenze necessarie per diventare uno dei mercati chiave del biometano in Europa

Italia

Per consolidare la crescita del settore occorrono regole prevedibili, tempi di autorizzazione più chiari e una visione che vada oltre il PNRR

2 luglio 2026 – Negli ultimi anni il biometano è diventato uno dei comparti più dinamici della transizione energetica italiana. Gli investimenti aumentano, gli impianti crescono e nuovi operatori guardano al Paese come a uno dei mercati più interessanti d’Europa. Eppure, proprio ora che il settore ha preso velocità, il rischio è rallentare prima del traguardo: senza regole stabili, tempi autorizzativi più prevedibili e una visione industriale oltre il PNRR, questa accelerazione potrebbe non bastare a raggiungere gli obiettivi fissati al 2030. È questa la fotografia che emerge dal Biomethane & Biofuels Report 2026 del Politecnico di Milano: il biometano è oggi una soluzione matura, compatibile con le infrastrutture esistenti e pronta per una crescita più sostenuta. A limitarne il pieno potenziale non è più la tecnologia, ma la capacità di sciogliere alcuni nodi autorizzativi, infrastrutturali e regolatori che continuano a frenare lo sviluppo del mercato.

L’Italia è diventata uno dei mercati più interessanti d’Europa

La domanda, quindi, non è più se il biometano rappresenti una tecnologia strategica. La vera sfida è capire se l’Italia saprà trasformare una crescita trainata dagli incentivi in un mercato stabile e competitivo, capace di attrarre investimenti anche una volta conclusa la stagione straordinaria del PNRR. Il salto è evidente nei numeri. Se nel 2018 gli impianti di biometano collegati alla rete erano appena sette, a giugno 2026 in Italia risultavano in esercizio 176 impianti, con una capacità produttiva attuale di circa 115.000 Smc/h, poco più di 1 miliardo di Smc/anno. Per dare un ordine di grandezza, si tratta di un volume equivalente a circa l’1,6% della domanda nazionale di gas registrata nel 2025 e al consumo annuo di circa 700.000 famiglie tipo italiane. La crescita è stata sostenuta dagli schemi incentivanti introdotti dai DM 2018 e 2022. A questa base operativa si aggiunge una pipeline ormai entrata nella fase di concessione delle risorse PNRR: dopo il secondo atto pubblicato dal GSE il 5 giugno, le risorse già concesse risultavano pari a circa 2,134 miliardi di euro, a fronte di un budget complessivo della misura di 2,236 miliardi.

La crescita italiana si inserisce in un contesto europeo altrettanto dinamico. Secondo il nuovo Biomethane Investment Outlook 2026 dell’European Biogas Association, gli investimenti pianificati censiti dal report hanno raggiunto 36 miliardi di euro, in aumento del 28% rispetto all’edizione precedente. Questa crescita equivale a 8 miliardi di euro in più di capitale impegnato e porta la produzione aggiuntiva attesa a 9,4 miliardi di metri cubi annui entro il 2030. Il report indica inoltre che, secondo gli stakeholder industriali coinvolti nella ricerca, oltre 1.200 impianti di biometano dovrebbero entrare in esercizio nei prossimi cinque anni.

Italia seconda in UE per investimenti

L’Italia rappresenta uno dei mercati che più contribuiscono a questa espansione. Secondo le nuove stime dell’EBA, il Paese conta 4,03 miliardi di euro di investimenti pianificati e una capacità prevista pari a 23 TWh l’anno, collocandosi come secondo mercato europeo per volumi di investimento, dopo la Danimarca.

Ripartizione dei volumi di investimento in Europa (tutti i periodi) – Fonte: EBA

Questo risultato non dipende esclusivamente dagli incentivi. Esistono caratteristiche strutturali che rendono il mercato italiano particolarmente interessante: una delle più importanti filiere agroalimentari europee, con una forte concentrazione di allevamenti e produzioni agricole in grado di fornire sottoprodotti e residui valorizzabili attraverso la digestione anaerobica; una rete nazionale del gas estesa e già predisposta ad accogliere il biometano, riducendo gli investimenti necessari per integrare la produzione rinnovabile nelle infrastrutture esistenti; e un patrimonio di competenze sviluppato in oltre quindici anni di esperienza nel biogas agricolo. Una parte dei nuovi progetti deriva inoltre dalla riconversione di impianti esistenti, con tempi di sviluppo generalmente inferiori rispetto alla realizzazione di nuovi siti.

Perchè gli investitori internazionali guardano all’Italia

L’interesse crescente di operatori europei e fondi infrastrutturali riflette una dinamica ormai evidente: il mercato italiano del biometano sta iniziando a decollare proprio mentre il Paese deve ridurre la propria dipendenza dal gas naturale importato. In questo contesto, il biometano offre un vantaggio immediato rispetto ad altre soluzioni: può essere immesso nelle infrastrutture esistenti e sostituire progressivamente il gas fossile senza modifiche sostanziali ai sistemi di trasporto, distribuzione e consumo.

Per l’Italia, dove il gas continua a svolgere un ruolo centrale nel sistema energetico e in molti processi industriali difficili da elettrificare, questa compatibilità rappresenta uno dei principali fattori di attrazione per gli investitori. Questo nuovo contesto sta spingendo anche operatori già attivi nelle rinnovabili elettriche ad ampliare il proprio raggio d’azione verso i gas rinnovabili. È il caso di Solarig, presente da anni nel mercato fotovoltaico italiano, che attraverso la divisione Biorig ha scelto l’Italia come mercato strategico per lo sviluppo della propria attività nel biometano.

Il fenomeno non riguarda però un singolo operatore. È la dimostrazione di come il settore stia entrando in una fase diversa rispetto a quella degli ultimi anni: meno orientata allo sviluppo di singoli impianti e sempre più focalizzata sulla costruzione di una filiera industriale.

Dalla costruzione degli impianti di biometano alla costruzione di una filiera

La trasformazione in corso riguarda anche il modello economico del settore. Nei primi anni l’attenzione era concentrata soprattutto sulla realizzazione degli impianti. Oggi il valore si sta progressivamente spostando lungo tutta la catena industriale.

Accanto alla produzione di biometano assumono un peso crescente la valorizzazione della CO₂ biogenica, la produzione di bio-LNG destinato al trasporto pesante, l’impiego del digestato come fertilizzante organico e la stipula di contratti di fornitura di lungo periodo con operatori industriali interessati a ridurre la propria impronta carbonica.

Si tratta di un’evoluzione coerente con quanto sta avvenendo anche a livello europeo. Secondo l’IEA, la crescita dei biogas sarà trainata soprattutto dal biometano, grazie alla sua versatilità e alla possibilità di utilizzare reti e apparecchiature del gas naturale, riducendo gli investimenti infrastrutturali necessari per decarbonizzare usi difficili da elettrificare. Questa prospettiva modifica anche la narrativa della transizione energetica. Fotovoltaico, sistemi di accumulo, eolico e gas rinnovabili non competono tra loro: svolgono funzioni complementari all’interno di un sistema energetico che richiederà vettori differenti per raggiungere gli obiettivi climatici europei.

Perchè la prossima sfida si gioca oltre il PNRR

La crescita degli ultimi anni è stata resa possibile da un insieme di strumenti normativi che hanno ridotto il rischio degli investimenti. Il settore è consapevole, tuttavia, che il completamento degli interventi finanziati dal PNRR rappresenterà uno spartiacque.

Secondo il Biomethane & Biofuels Report 2026 del Politecnico di Milano, il comparto continua infatti a presentare alcune criticità strutturali. Tra le principali figurano la complessità dei procedimenti autorizzativi, i tempi di connessione alla rete del gas, la necessità di garantire un approvvigionamento sostenibile delle biomasse e, soprattutto, l’assenza di una visione regolatoria stabile oltre gli attuali meccanismi incentivanti. Lo stesso rapporto evidenzia come, nello scenario attuale, possa permanere un divario significativo tra la produzione prevista e gli obiettivi fissati dal PNIEC al 2030.

Anche l’European Biogas Association conferma che il mercato europeo sta entrando in una fase più industriale. Secondo il report, circa il 90% degli investimenti previsti per il periodo 2025-2026 risulta già in costruzione, mentre gli impegni per il periodo 2027-2030 sono stati rivisti al rialzo. L’EBA segnala inoltre quasi 8 miliardi di euro destinati ad aggiornamenti infrastrutturali e ulteriori investimenti in tecnologie e usi finali, come stazioni di rifornimento, liquefazione e valorizzazione della CO₂ biogenica.

Il tema, quindi, non riguarda soltanto il numero di nuovi impianti da realizzare, ma la capacità di costruire un mercato capace di attrarre capitali anche quando la componente pubblica degli incentivi sarà progressivamente ridimensionata. Il potenziale esiste: ora va consolidato con regole prevedibili, una pianificazione di lungo periodo e una maggiore integrazione tra sistema agricolo, industria e infrastrutture energetiche.

Da questa capacità dipenderà il futuro del biometano in Italia: restare una misura straordinaria sostenuta dal PNRR o diventare una componente strutturale della strategia energetica nazionale, capace di contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti, alla decarbonizzazione dei consumi e alla competitività del sistema produttivo.

Dal PNRR al 2030: quale futuro per il biometano in Italia?

Il biometano crescerà anche dopo il PNRR?

Negli ultimi anni il biometano ha assunto un ruolo sempre più centrale nel percorso di transizione energetica italiano. Grazie agli investimenti attivati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e ai nuovi strumenti di incentivazione, il settore ha registrato una crescita significativa, favorendo sia la realizzazione di nuovi impianti sia la riconversione di molti impianti biogas esistenti. Una trasformazione che ha contribuito a consolidare una filiera industriale oggi più strutturata e pronta ad affrontare una nuova fase di sviluppo.

Ma cosa accadrà una volta conclusa la spinta straordinaria del PNRR?

È questa la domanda a cui cerca di rispondere il nuovo Biomethane & Biofuels Report 2026 dell’Osservatorio Energy & Strategy della POLIMI School of Management. Il documento fotografa un settore che ha ormai superato la fase pionieristica e che dispone di tecnologie mature, competenze consolidate e un crescente interesse da parte degli investitori. Allo stesso tempo, evidenzia come il raggiungimento degli obiettivi nazionali al 2030 dipenderà dalla capacità di costruire un contesto favorevole agli investimenti, caratterizzato da stabilità normativa, semplificazione amministrativa e una visione industriale di lungo periodo.

Di seguito, cinque aspetti chiave emersi dal report che aiutano a comprendere dove si trova oggi il settore e quali saranno le principali sfide dei prossimi anni.

Cinque aspetti chiave del report

Il biometano è ormai una tecnologia matura

Per molti anni il biometano è stato considerato una tecnologia promettente ma ancora in fase di sviluppo. Oggi lo scenario è profondamente cambiato. Secondo il report dell’Osservatorio Energy & Strategy, il biometano rappresenta uno dei vettori energetici rinnovabili più maturi e immediatamente disponibili per contribuire alla decarbonizzazione del sistema energetico italiano.

Uno dei principali punti di forza della filiera è la possibilità di utilizzare le infrastrutture del gas naturale già esistenti. A differenza di altre tecnologie emergenti, il biometano può essere immesso direttamente nella rete e utilizzato negli stessi ambiti applicativi del gas naturale, favorendo una transizione graduale senza la necessità di realizzare nuove reti di distribuzione.

Negli ultimi anni il comparto ha inoltre beneficiato di un’importante accelerazione degli investimenti, trainata sia dalla costruzione di nuovi impianti sia dalla riconversione di impianti agricoli a biogas. Questo processo ha contribuito alla crescita di competenze tecniche, filiere industriali specializzate e modelli di sviluppo sempre più efficienti.

In altre parole, la sfida non riguarda più la maturità della tecnologia, ma la capacità del sistema di accompagnarne la diffusione su scala sempre più ampia.

Il 2030 rappresenta il vero banco di prova

La crescita registrata negli ultimi anni è significativa, ma il report evidenzia come il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) richieda un ulteriore cambio di passo.

Gli scenari elaborati dall’Osservatorio stimano infatti una produzione nazionale compresa tra 2,9 e 3,8 miliardi di Smc all’anno entro il 2030, mentre il target nazionale è pari a 5 miliardi di Smc. Rimane quindi un divario importante che potrà essere colmato solo continuando ad alimentare gli investimenti e creando condizioni favorevoli allo sviluppo della filiera.

I numeri chiave del report

  • Objetivo del PNIEC para 2030: 5 mil millones de Smc/año
  • Scenario conservativo: 2,9 miliardi di Smc/anno
  • Scenario ottimistico: 3,8 miliardi di Smc/anno
  • Gap stimato: tra 1,2 e 2,1 miliardi di Smc/anno

Più che un elemento di criticità, questo divario rappresenta un’indicazione chiara delle opportunità ancora disponibili per il settore. Il mercato dispone infatti di margini di crescita rilevanti, a condizione che vengano mantenute politiche capaci di sostenere lo sviluppo anche oltre la conclusione delle misure straordinarie del PNRR.

Gli incentivi hanno avviato il percorso. Ora serve continuità

Uno degli aspetti più interessanti messi in evidenza dal report riguarda il ruolo delle politiche pubbliche. Il PNRR e i meccanismi di incentivazione hanno rappresentato un acceleratore fondamentale per la nascita di nuovi progetti e per la riconversione di numerosi impianti esistenti. Tuttavia, gli operatori del settore sottolineano come il prossimo passo richieda qualcosa di diverso dagli incentivi emergenziali: una prospettiva stabile nel tempo.

Gli investimenti nel biometano hanno infatti orizzonti industriali pluriennali. Per questo motivo, la continuità del quadro regolatorio diventa un elemento determinante tanto quanto il sostegno economico.

Tra le principali priorità individuate dal report figurano:

  • semplificazione dei procedimenti autorizzativi;
  • tempi più rapidi per le connessioni alla rete del gas;
  • maggiore integrazione della filiera produttiva;
  • strumenti normativi stabili e prevedibili nel lungo periodo.

La crescita del settore dipenderà quindi non solo dalla disponibilità di risorse finanziarie, ma anche dalla capacità di costruire un ecosistema favorevole agli investimenti e all’innovazione.

Il valore del biometano va oltre la produzione di energia

Il contributo del biometano non si limita alla sostituzione del gas fossile. La sua diffusione permette infatti di valorizzare biomasse, residui agricoli e sottoprodotti organici secondo i principi dell’economia circolare, trasformando materiali che rappresentano un costo gestionale in una risorsa energetica rinnovabile.

Questa caratteristica rende il biometano una tecnologia particolarmente interessante anche dal punto di vista dello sviluppo territoriale. Oltre alla produzione di energia, infatti, la filiera contribuisce a creare nuove opportunità economiche per il settore agricolo, favorisce una gestione più sostenibile dei residui organici e rafforza la resilienza energetica del Paese.

Il report evidenzia inoltre come il biometano possa svolgere un ruolo strategico nei comparti dove l’elettrificazione risulta più complessa, come alcuni processi industriali e parte del settore dei trasporti. In questo senso, il biometano non rappresenta un’alternativa all’elettrificazione, ma una soluzione complementare capace di ampliare gli strumenti disponibili per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione.

Dopo il PNRR inizia la vera fase di sviluppo

Se gli ultimi anni sono stati caratterizzati dall’avvio di una nuova stagione di investimenti, il periodo che accompagnerà il settore verso il 2030 sarà quello della maturità industriale.

La vera sfida non sarà più dimostrare il valore del biometano, ormai ampiamente riconosciuto, ma creare le condizioni perché questa filiera possa continuare a crescere in modo stabile, competitivo e sostenibile.

Questo significa favorire una maggiore integrazione lungo tutta la catena del valore, accompagnare l’innovazione tecnologica, rafforzare il dialogo tra istituzioni, imprese e territori e sviluppare una pianificazione di lungo periodo capace di dare continuità agli investimenti.

Il report del Politecnico restituisce quindi un messaggio chiaro: il settore ha ormai raggiunto una maturità tale da poter contribuire in maniera significativa agli obiettivi energetici e climatici dell’Italia. La sua evoluzione dipenderà ora soprattutto dalla capacità del sistema Paese di accompagnarne la crescita con politiche coerenti e una visione industriale condivisa.

Il contributo di Biorig allo sviluppo del settore

In questo scenario si inserisce anche l’impegno di Biorig, che ha scelto l’Italia come uno dei mercati strategici per lo sviluppo del biometano. Grazie alla solidità del comparto agricolo nazionale, alla disponibilità di residui agro-zootecnici e al percorso di crescita intrapreso negli ultimi anni, il Paese offre le condizioni per consolidare una filiera capace di contribuire in modo concreto alla transizione energetica.

L’obiettivo di Biorig è contribuire a questo percorso attraverso nuovi impianti alimentati esclusivamente da residui agro-zootecnici e un modello fondato sull’economia circolare, sulla valorizzazione delle risorse locali e sull’integrazione con il territorio. Non si tratta soltanto di produrre energia rinnovabile, ma di generare valore per il settore primario, creare nuove opportunità per le comunità rurali e accompagnare la crescita di una filiera industriale capace di coniugare innovazione, sostenibilità e sviluppo economico.

Una visione che si inserisce pienamente nelle direttrici evidenziate dal report del Politecnico: rafforzare il ruolo del biometano come leva per la decarbonizzazione, la sicurezza energetica e la competitività dell’Italia nei prossimi anni.

Il ruolo crescente del biometano per la competitività, la resilienza e la sicurezza energetica dell’Italia

Di fronte a tensioni e volatilità, la transizione energetica emerge come leva cruciale per competitività, innovazione e sicurezza.

Agnese Rocco, Country Manager Solarig Italia

Il successo di Solarig nelle rinnovabili elettriche ci porta oggi a confrontarci con una nuova domanda: come completare la transizione energetica? 

Il biometano rappresenta una vera e propria politica industriale territoriale

La Giornata Mondiale dell’Ambiente ci invita ogni anno a riflettere sul rapporto tra sviluppo economico, tutela delle risorse naturali e benessere delle comunità. Oggi, tuttavia, questa riflessione assume un significato ancora più ampio.

Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni, la volatilità dei mercati energetici e la crescente pressione competitiva a livello globale hanno reso evidente una realtà che spesso abbiamo dato per scontata: la transizione energetica non è soltanto una necessità ambientale. È una leva di competitività industriale, innovazione e sicurezza economica.

La sfida europea consiste proprio nel coniugare decarbonizzazione e crescita, trasformando gli obiettivi climatici in un’opportunità di sviluppo per le imprese, le filiere produttive e i territori.

In questo contesto, le energie rinnovabili hanno dimostrato di poter svolgere un ruolo decisivo. In Italia, il fotovoltaico si è confermato il principale motore della crescita delle fonti rinnovabili, superando nel 2024 i 6 GW di nuova capacità installata e consolidando un percorso di sviluppo che fino a pochi anni fa sembrava difficilmente raggiungibile. Questo risultato testimonia come la transizione energetica sia già oggi una realtà industriale concreta e come gli investimenti nelle tecnologie pulite possano generare benefici ambientali, economici e occupazionali.

Solarig conosce bene questo percorso. Opera in Italia da oltre quindici anni con un portfolio di circa 2 GW tra fotovoltaico e storage in sviluppo nel Paese. Un’esperienza che ha permesso all’azienda di osservare da vicino l’evoluzione del settore e, soprattutto, di comprendere come le sfide della decarbonizzazione stiano rapidamente cambiando natura.

Dagli elettroni alle molecole

Proprio il successo delle rinnovabili elettriche ci porta oggi a confrontarci con una nuova domanda: come completare la transizione energetica? Se da un lato abbiamo imparato a decarbonizzare una quota crescente della produzione elettrica, dall’altro rimangono ampi segmenti dell’economia che difficilmente potranno essere elettrificati nel breve periodo.

Pensiamo all’industria pesante, alla siderurgia, alla ceramica, alla carta, alla logistica e al trasporto pesante. Settori fondamentali per il tessuto produttivo italiano che continuano a dipendere in misura significativa dal gas naturale e che necessitano di soluzioni immediatamente disponibili per ridurre il proprio impatto ambientale senza compromettere la competitività.

L’Italia, del resto, presenta ancora una delle più elevate dipendenze dal gas fossile tra i grandi Paesi europei. Nonostante la crescita delle energie rinnovabili, il gas naturale continua a rappresentare circa il 44% della generazione elettrica italiana, confermandosi la principale fonte di produzione del Paese, secondo le elaborazioni di Ember sui dati del sistema elettrico nazionale.

Biometano: elemento strategico del mix energetico italiano

Se il fotovoltaico rappresenta una delle risposte più efficaci per la decarbonizzazione degli elettroni, il biometano può svolgere una funzione analoga per le molecole. Si tratta di un gas rinnovabile già disponibile, pienamente compatibile con le infrastrutture esistenti e immediatamente utilizzabile nei consumi energetici attuali, senza richiedere profonde modifiche alle reti o agli impianti industriali.

Ma il suo valore va ben oltre la semplice sostituzione di una fonte fossile.

In questo senso, il biometano non rappresenta soltanto una soluzione energetica. Rappresenta una vera e propria politica industriale territoriale, capace di generare benefici lungo tutta la filiera: dall’agricoltura all’industria, dalla gestione sostenibile dei residui alla produzione di energia, fino alla creazione di occupazione e investimenti nelle aree rurali.

Secondo le stime del settore, il potenziale del biometano potrebbe arrivare a coprire fino al 15% del fabbisogno nazionale di gas, contribuendo in maniera significativa alla riduzione delle importazioni energetiche e al rafforzamento della sicurezza degli approvvigionamenti. Una prospettiva particolarmente rilevante in un Paese che continua a dipendere in misura consistente dalle importazioni di combustibili fossili.

Una priorità per l’autonomia energetica europea

Non sorprende quindi che l’Europa abbia individuato nel biometano una delle leve fondamentali per raggiungere gli obiettivi del piano REPowerEU e accelerare il percorso verso una maggiore indipendenza energetica. La produzione europea continua a crescere e gli investimenti previsti nel settore hanno ormai superato i 28 miliardi di euro entro il 2030, con circa 900 nuovi impianti attesi nei prossimi cinque anni.

Anche l’Italia si sta affermando come uno dei principali mercati europei per lo sviluppo del biometano, grazie alla presenza di una solida base agricola, di infrastrutture già esistenti e di competenze industriali consolidate. Oggi il Paese conta oltre 130 impianti operativi e punta a raggiungere una produzione di 5,7 miliardi di metri cubi annui entro il 2030, una quantità di energia sufficiente a coprire il fabbisogno di oltre quattro milioni di famiglie equivalenti.

La forza del biometano risiede soprattutto nella sua capacità di creare valore lungo l’intera filiera. Attraverso la valorizzazione dei residui agricoli e zootecnici, questa tecnologia consente di trasformare un problema ambientale in una risorsa energetica, favorendo una gestione più efficiente dei reflui, la produzione di fertilizzanti organici e la riduzione delle emissioni diffuse. Al tempo stesso, contribuisce a generare nuove opportunità economiche nelle aree rurali, rafforzando la competitività delle aziende agricole e sostenendo l’occupazione locale.

È questa la visione che guida Biorig, la divisione di Solarig dedicata ai gas rinnovabili. Dopo anni di esperienza nello sviluppo delle energie rinnovabili elettriche, l’azienda crede che sia il momento di contribuire anche alla crescita delle molecole rinnovabili, accompagnando l’evoluzione di un sistema energetico sempre più integrato, resiliente e sostenibile.

Innovazione, investimenti e regole stabili

Perché questo percorso possa accelerare, sarà però necessario continuare a investire in una prospettiva di lungo periodo. Gli operatori sono pronti a fare la propria parte, ma occorrono procedure autorizzative più efficienti, infrastrutture adeguate e un quadro normativo stabile che consenta di trasformare il potenziale esistente in progetti concreti.

La sfida dei prossimi anni non sarà scegliere tra fotovoltaico, eolico, accumuli o biometano. Sarà costruire un sistema energetico capace di valorizzare tutte queste soluzioni in modo complementare, mettendo a fattor comune innovazione tecnologica, competitività industriale e sostenibilità ambientale.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, la sfida non è più scegliere tra crescita economica e sostenibilità. La vera sfida è costruire un modello di sviluppo capace di generare entrambe.

Per riuscirci, l’Italia dovrà continuare a investire nell’innovazione energetica in tutte le sue forme. Dopo aver accelerato la decarbonizzazione degli elettroni attraverso le rinnovabili elettriche, è arrivato il momento di valorizzare anche le molecole rinnovabili.

Biometano in Italia: un’opportunità industriale in forte crescita verso il 2030

Il biometano è già una soluzione industriale concreta per decarbonizzare settori chiave

Italia

La sfida oggi non è più avviare il settore, ma scalarlo con stabilità e una visione di lungo periodo

Un’opportunità energetica, industriale e territoriale che l’Italia è chiamata a consolidare

Il settore del biometano in Italia ha raggiunto un livello importante di maturità, anche se ancora insufficiente per centrare gli obiettivi al 2030. Questa è la fotografia che emerge dall’incontro “ Il biometano in Italia. Prospettive industriali e traiettorie di sviluppo post-PNRR ”, promosso dalla Community Biometano di TEHA Group. Il messaggio è chiaro:

la traiettoria è definita, ma è necessario accelerare

Una filiera che cresce, ma non ancora abbastanza

Negli ultimi anni, il biometano ha registrato una crescita significativa, trainata dagli incentivi e dal PNRR legato ai fondi europei. L’Italia si è consolidata come uno dei mercati più dinamici d’Europa, con una filiera che si sta progressivamente industrializzando e coinvolgendo un numero crescente di attori lungo tutto l’ecosistema.

Tuttavia, questo sviluppo non è ancora sufficiente. Secondo le analisi presentate da TEHA, il Paese si trova oggi “a metà strada” rispetto agli obiettivi fissati dal PNIEC per il 2030.

Il rischio non è tanto tecnologico o economico, quanto sistemico: senza un rafforzamento delle condizioni di mercato e del quadro regolatorio, il ritmo attuale potrebbe non essere sufficiente.

Il valore industriale del biometano

L’aspetto più rilevante che emerge dall’analisi è il ruolo del biometano per l’industria italiana.

Se sviluppato lungo la traiettoria prevista dal PNIEC, il biometano può arrivare a coprire tra il 20% e il 25% del consumo di gas delle industrie hard-to-abate. Si tratta di un contributo molto significativo, soprattutto in un sistema energetico ancora fortemente dipendente dal gas naturale, che rappresenta circa il 40% del mix energetico del Paese. Si tratta di un contributo molto significativo, soprattutto in un sistema energetico ancora fortemente dipendente dal gas naturale, che rappresenta circa il 40% del mix energetico del Paese.

In questo senso, il biometano non è solo una tecnologia di transizione, ma una vera e propria leva industriale. Permette di rispondere contemporaneamente a tre esigenze chiave dei grandi consumatori energetici:

  • ridurre le emissioni
  • stabilizzare i costi energetici
  • garantire la sicurezza degli approvvigionamenti

Per i settori ad alta intensità energetica e difficilmente elettrificabili, questa combinazione rappresenta un fattore competitivo determinante.

Il tema degli investimenti

Il divario rispetto al 2030 resta significativo. Secondo TEHA, per colmarlo saranno necessari circa 16,5 miliardi di euro di nuovi investimenti. Una cifra rilevante che dimostra come la sfida non sia più avviare il settore, ma scalarlo.

In questo contesto, il quadro regolatorio diventa centrale. La fase post-PNRR apre una nuova stagione, in cui il settore dovrà basarsi meno su incentivi straordinari e più su un sistema stabile e prevedibile.

Le priorità sono chiare:

  • regole chiare nel medio-lungo periodo
  • meccanismi di asta più regolari e prevedibili
  • un quadro in grado di attrarre capitali privati

In assenza di questi elementi, esiste il rischio di rallentare proprio nel momento in cui sarebbe necessario accelerare.

Sviluppo territoriale e consolidamento del settore

Un altro aspetto emerso durante l’incontro riguarda il ruolo territoriale del biometano. La sua crescita può attivare sinergie rilevanti, soprattutto nelle aree con maggiore disponibilità di risorse agricole, mettendo in relazione transizione energetica e sviluppo economico.
In questo contesto, il settore non contribuisce solo alla decarbonizzazione, ma anche a rafforzare il tessuto produttivo locale, modernizzare le filiere e favorire processi di digitalizzazione e automazione.

In particolare, il Sud Italia rappresenta un’area con ampi margini di crescita, ancora poco sviluppata ma con un grande potenziale.

Il quadro che emerge è quello di un settore che ha superato la fase iniziale, ma che deve ancora completare la propria trasformazione industriale. Il biometano ha dimostrato di essere una soluzione concreta, già disponibile e integrabile nel sistema energetico esistente. Ora la sfida è scalarlo e consolidarlo come uno dei pilastri della transizione energetica italiana.

Il ruolo di Biorig

In questo contesto si inserisce lo sviluppo di Biorig, la divisione di gas rinnovabili di Solarig, che sta ampliando la propria presenza in Italia con un approccio industriale e di lungo periodo.

La strategia mira a contribuire alla crescita del settore attraverso lo sviluppo di nuovi progetti e la valorizzazione delle risorse agro-zootecniche, in linea con un modello di economia circolare. L’obiettivo è rafforzare la produzione nazionale di gas rinnovabile e accompagnare l’evoluzione del sistema energetico verso soluzioni più sostenibili e resilienti.

Una fase decisiva

Il biometano in Italia si trova in una fase decisiva.

Da un lato, esistono tutte le condizioni per un salto di scala: domanda industriale, tecnologia matura e interesse degli investitori. Dall’altro, restano aperte questioni chiave legate agli investimenti, alla regolazione e ai tempi di sviluppo.

Come evidenziato da TEHA, il prossimo passo non sarà incrementale, ma strutturale.

Ed è proprio questa capacità di evoluzione che determinerà il ruolo del biometano nel sistema energetico dei prossimi anni.

Il biometano in Europa: un’industria di successo dalla Danimarca all’Italia

Un vettore energetico con oltre 40 anni di sviluppo nel continente

Madrid, 21-07-25. Il biometano è uno dei vettori energetici chiave per la completa decarbonizzazione dell’economia nei prossimi anni, anche se è già una tecnologia consolidata con oltre 40 anni di sviluppo in tutta Europa.

Entro la fine del 2024, il continente avrà 1.678 impianti con la capacità di immettere questa molecola rinnovabile nella rete del gas, con Paesi come Francia e Germania che raggiungeranno rispettivamente 760 e 260 impianti. Nonostante questo sviluppo, che secondo le stime dell’Associazione europea del biogas (EBA) continuerà a mantenere uno slancio significativo nei prossimi anni, il suo sviluppo è stato asimmetrico. Alcuni Paesi, come la Spagna, sono rimasti indietro nella diffusione del biometano e alla fine dello scorso anno contavano solo 15 impianti operativi, mentre altri, come l’Italia, hanno fatto passi da gigante nello sviluppo degli impianti e in meno di 7 anni hanno aggiunto più di 120 impianti.

I Paesi europei stanno intensificando gli sforzi per aumentare la quota di biometano nel mix energetico. La Commissione europea ha fissato l’obiettivo di produrre 35 miliardi di metri cubi (bcm) di biometano entro il 2030, l’equivalente di 350 TWh; in altre parole, quasi l’equivalente del consumo annuale di gas naturale della Francia dovrà essere decarbonizzato nell’UE nei prossimi 5 anni per raggiungere gli obiettivi fissati.

Storie di successo nello sviluppo del biometano

La digestión anaerobia, el proceso de degradación de la materia orgánica en ausencia de oxígeno para la obtención de gases, es una práctica bien conocida desde hace milenios. No obstante, no ha sido hasta hace relativamente poco que se ha  comenzado a utilizar a escala comercial.

Germania e Francia

Francia e GermaniaFrancia e Germania sono i Paesi con il maggior numero di impianti di biometano in Europa, rispettivamente con 760 e 260 impianti operativi.

  • Francia

La Francia è chiaramente in testa allo sviluppo del biometano in Europa in termini di numero di impianti: ha più di 760 impianti operativi nel 2025, rispetto ai 675 del 2024 e ai 477 del 2022, con una crescita del 59% in tre anni. Ciò lo pone all’avanguardia del continente in termini di infrastrutture, sebbene la dimensione media degli impianti e la capacità installata (circa 16,7 TWh/anno o 1,67 bcm/anno nel 2025) siano moderate rispetto ad altri Paesi. La maturità del settore e l’elevato numero di impianti mostrano uno sviluppo molto avanzato rispetto al resto d’Europa.


  • Germania

La Germania è al secondo posto in Europa per numero di impianti, con circa 260 installazioni nel 2025, una cifra che è rimasta stabile dal 2022. La sua capacità installata è notevole, circa 13,8 TWh/anno o 1,38 bcm/anno, con impianti generalmente più grandi di quelli francesi e una rete ben collegata. La Germania ha sviluppato questo settore più di 40 anni fa, il che le conferisce una solida base tecnica e normativa, anche se attualmente la crescita è più lenta rispetto a mercati emergenti come l’Italia o la Spagna. Il settore è uno dei più solidi per quanto riguarda la produzione totale, ma meno dinamico per quanto riguarda le nuove installazioni in attesa di chiarezza sugli incentivi.

Danimarca

Danimarca

La Danimarca si distingue per un modello altamente efficiente e ambizioso: produce già circa il 50% del suo consumo interno di gas dal biometano e il suo impegno verso il biometano è notevole, con investimenti previsti di oltre 3,14 miliardi di euro e una capacità aggiuntiva stimata di 10,3 TWh/anno entro la fine del 2030, secondo l’EBA. La Danimarca combina impianti relativamente grandi – con una produzione media di 136 GWh/anno o 1.468 Nm³/ora – e moderni con un’elevata integrazione nella rete del gas. Questo esempio dimostra come un Paese piccolo ma ben organizzato possa raggiungere livelli di sostituzione del gas fossile ben superiori alla media europea.

Polonia ed Europa orientale

Siluetas Este de Europa

In Polonia e nell’Europa orientale, il settore del biometano è ancora agli inizi, con poche decine di impianti e una produzione bassa rispetto al potenziale. In Polonia sono previsti investimenti per oltre 1,09 miliardi di euro, con una crescita della capacità prevista di 3,1 TWh/anno, secondo l’EBA. Questa regione mostra un enorme potenziale grazie all’abbondanza di biomassa e alla sua attuale dipendenza da fonti fossili come il carbone, che rende il biometano un’opzione strategica ancora da sfruttare.

Italia

Silueta de Italia

L’Italia è uno dei mercati più dinamici e in rapida crescita d’Europa. È passata da meno di 10 impianti nel 2018 a più di 137 nel 2025, con una crescita del 315% in tre anni. La produzione attuale è di circa 9,25 TWh all’anno, con una chiara tabella di marcia per raggiungere i 55 TWh entro il 2030. L’Italia dispone di forti meccanismi di incentivazione, sostenuti da fondi europei (PNRR). Questo rapido sviluppo risponde alla necessità di ridurre la forte dipendenza dal gas naturale, che copre ancora più del 40% del mix energetico.

España

Silueta de España

La Spagna, nonostante sia il terzo Paese con il maggior potenziale di biometano in Europa (circa 163 TWh all’anno), è ancora agli inizi, con solo 15 impianti operativi. Attualmente la sua produzione è residuale rispetto ai Paesi leader, anche se si stima che centinaia di progetti siano in fase di sviluppo. La mancanza di incentivi e di barriere amministrative ne hanno rallentato la crescita, nonostante il suo enorme potenziale di copertura di quasi il 50% della domanda nazionale di gas. La Spagna sta iniziando a muoversi con nuovi investimenti e politiche, ma è ancora lontana dallo sfruttare la sua capacità.

Vantaggi del biometano

El biometano es un gas renovable que se produce a partir de biogás mediante un proceso de purificación o upgrading. Esta tecnología es una solución energética sostenible con más de 40 años de desarrollo en Europa.

Immissione diretta nella rete

Uno dei principali vantaggi del biometano che produciamo è che, oltre ad avere un’impronta di carbonio negativa, ha una composizione praticamente identica a quella del gas naturale di origine fossile.. Ciò riduce la dipendenza da nuove infrastrutture, poiché le molecole possono essere trasportate attraverso la rete del gas già esistente.

Settori

Il biometano ha molteplici usi in diversi settori. Si va dal suo utilizzo per il riscaldamento delle abitazioni, all’impiego come combustibile in attività con consumi che sarebbero difficili da elettrificare, come il trasporto pesante o la grande industria.

Occupazione rurale

Stabiliamo la nostra sede fiscale nei comuni in cui operiamo, contribuendo al pagamento delle imposte alle località in cui ci troviamo.. Inoltre, ci impegniamo a formare i residenti di queste aree rurali affinché entrino a far parte della forza lavoro degli stabilimenti, contribuendo così a rilanciare l’economia locale, a generare nuove opportunità e a sistemare la popolazione nelle aree a rischio di spopolamento.

Economia circolare

Collaboriamo per stabilire un modello di economia circolare nelle aree rurali in cui ci troviamo. Assicuriamo la corretta raccolta dei rifiuti, generiamo un gas rinnovabile e restituiamo alle colture un fertilizzante organico approvato dall’UEche rappresenta una vera alternativa ai fertilizzanti per le colture.

Biorig en España

La Spagna è il mercato principale di Biorig e il fulcro della sua attuale attività. L’azienda sta sviluppando più di 26 progetti in diverse fasi di sviluppo, con una capacità produttiva prevista di circa 3 TWh/anno di biometano, che la renderà uno dei principali produttori di questo gas rinnovabile nel Paese.

Inoltre, gli impianti di Biorig guideranno la produzione di CO₂ biogeno con una capacità di 350.000 tonnellate all’anno, a cui si affiancheranno circa 5 milioni di tonnellate di fertilizzanti organici certificati CFP 3 generati nei suoi impianti.

In questo modo, Biorig rafforza il suo impegno per l’economia circolare e la sostenibilità negli ambienti rurali. Il suo modello differenziale si basa sull’utilizzo esclusivo di rifiuti agricoli e zootecnici (liquami, letame e residui colturali), evitando i rifiuti urbani e minimizzando le emissioni odorigene per garantire un impatto positivo sul territorio.

Biorig in Italia

L’Italia è il primo grande mercato internazionale di Biorig. L’azienda avrà circa 20 impianti di biometano in funzione entro la fine del 2030, con una produzione annua stimata di 1 TWh/anno, sufficiente a coprire il fabbisogno energetico di circa 360.000 famiglie italiane.

Biorig arriva in Italia forte degli oltre 15 anni di esperienza di Solarig nel Paese, dove ha già sviluppato oltre 1 GW di progetti solari e dispone di un team locale consolidato.

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L’Italia dimostra che la Spagna può diventare un punto di riferimento europeo per il biometano

Tribuna di Diego Azqueta Smith, Direttore di Origine Internazionale di BIORIG, in El Español

Il biometano si è affermato come uno dei principali vettori energetici dell’Unione Europea. Non è un caso: si tratta di una fonte di energia sostenibile prodotta localmente e compatibile con le infrastrutture di gas naturale esistenti.

La sua diffusione di massa non è più un’idea per il futuro, ma una priorità istituzionale. L’Unione Europea, attraverso la Commissione, ha fissato l’obiettivo di raggiungere una produzione annua di 35 bcm di biometano entro il 2030, pari a circa il 10,5% del consumo europeo.

Le ragioni di questa decisa scommessa non sono solo ambientali, ma anche geopolitiche: in meno di due anni, l’UE deve trovare un’alternativa alle importazioni di gas russo, che nel 2024 rappresentavano circa il 18% degli acquisti di gas del continente; in linea con il piano di eliminare completamente gli acquisti di energia dalla Russia entro il 2027.

La sicurezza energetica ha portato l’Italia a fare del biometano una priorità strategica.

La meta fissata da Bruxelles è chiara e la palla passa ora agli Stati membri, che devono costruire i percorsi da seguire per i diversi attori coinvolti nella diffusione del biometano (produttori, consumatori, settore primario, amministrazioni locali, ecc.)

Tuttavia, questa diffusione non è uniforme e, mentre alcuni Paesi stanno seguendo questo sviluppo nella corsia di sorpasso, su strade ben segnalate e dirette, altri stanno procedendo su strade curvilinee con segnaletica diffusa e superfici stradali irregolari.

Potenziale non sfruttato

La Spagna ha già raccolto il testimone europeo con l’ultimo aggiornamento del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), che fissa un obiettivo di 20 TWh di biogas entro il 2030, di cui circa 12 TWh dovrebbero provenire dal biometano.

Il biometano è un’energia rinnovabile e molecolarmente identica al gas naturale fossile, il che ne consente lo stoccaggio, il trasporto e l’immissione nella rete elettrica.

Il governo italiano ha già iniziato a riorientare gli aiuti previsti dall’idrogeno al biometano.

È una tecnologia matura che offre una soluzione valida per settori difficili da elettrificare, come il trasporto pesante o l’industria. Inoltre, viene prodotto utilizzando materie prime a “chilometro 0”, come i rifiuti organici agricoli e zootecnici – liquami e letame – che risolvono la sfida della corretta gestione ambientale dei rifiuti del settore primario.

In Spagna, l’opportunità è enorme. Secondo Sedigas, siamo il terzo Paese europeo con il maggior potenziale e abbiamo la capacità di generare fino a 163 TWh/anno, più della metà del consumo nazionale di gas naturale fossile.

Il caso italiano

Tuttavia, il potenziale non garantisce il successo. L’Italia dimostra che, con i giusti stimoli, può essere leader del settore in Europa. Nonostante sia al quinto posto in Europa per volume di materie prime disponibili, ha costruito in tempi record un’industria funzionale, scalabile e territorialmente integrata.

Basta guardare i dati: nel 2018, l’Italia aveva solo sette impianti collegati alla rete del gas. La Spagna, invece, ne aveva solo uno. Alla fine del 2024, il salto è evidente. L’Italia ha 133 impianti in funzione, di cui 101 commissionati nello stesso anno. La Spagna, invece, aveva solo 9 impianti in funzione.

Una delle chiavi dell’accelerazione italiana è stata l’urgenza. Nel 2024, il 44,1% della produzione di energia proverrà dal gas naturale, in gran parte ancora importato dalla Russia. La Spagna, invece, ha ridotto questa dipendenza al 18,7% grazie alle energie rinnovabili, anche se deve ancora diversificare il suo mix energetico.

La sicurezza energetica ha portato l’Italia a fare del biometano una priorità strategica.

Ciò ha portato a un quadro di sostegno istituzionale forte e coerente, che comprende sovvenzioni agli investimenti, bonus di volume e ‘feed-in-tariffs’, che garantiscono un prezzo fisso per un periodo di tempo determinato, riducendo il rischio finanziario dei progetti.

Molte di queste sovvenzioni sono finanziate dai fondi UE di nuova generazione e scadono nella prima metà del 2026. Per tenere il passo, l’Italia ha bisogno di nuovi incentivi.

Il governo ha già iniziato a reindirizzare i sussidi previsti per l’idrogeno verso il biometano, aggiungendo 640 milioni di euro allo sforzo di sostituzione del gas fossile. Ma per raggiungere l’obiettivo di 5,7 bcm (55 TWh/anno) fissato dal PNIEC italiano per il 2030, sarà necessario guardare oltre il breve termine.

Sviluppo rurale ed economia circolare
In Spagna, invece, l’attenzione si è concentrata sull’offerta. Gli aiuti attuali, che sono scarsi e di volume limitato, si concentrano sulla riduzione dei costi di costruzione degli impianti, senza però articolare una domanda solida che incoraggi la produzione.

Questo squilibrio potrebbe far sì che l’energia prodotta in Spagna venga esportata in Paesi con condizioni di domanda migliori, perdendo un’opportunità di reindustrializzazione, di promozione dello sviluppo locale e di transizione ecologica.

Per consolidare il settore, la Spagna deve passare a un regime di sostegno della domanda che garantisca la redditività dei progetti.

Oggi la produzione di biometano è più costosa di quella del gas fossile, pertanto sono necessari incentivi per compensare questa differenza e ottimizzarne i benefici. Questi vanno ben oltre la decarbonizzazione del settore energetico, poiché il biometano contribuisce anche alla generazione di un’economia circolare negli ambienti agricoli, aiuta a portare investimenti negli ambienti rurali e garantisce la sovranità energetica con un gas rinnovabile prodotto con input locali.

Noi di Biorig crediamo che la Spagna non solo abbia il potenziale per guidare questa trasformazione, ma abbia anche l’esperienza, l’impegno ambientale e il tessuto imprenditoriale per realizzarla. L’Italia ha dimostrato che è possibile. Ora tocca alla Spagna fare del biometano una storia di successo condivisa tra campagna e industria.

Qual è la differenza tra biogas e biometano?

Biogas e biometano: le chiavi per un futuro sostenibile

Madrid, 04-06-25. La transizione verso un modello energetico più sostenibile richiede fonti energetiche rinnovabile che riducano la dipendenza dai combustibili fossili. Il biogas e il biometano, tecnologie rinnovabili con oltre 40 anni di sviluppo in Europa, si posizionano come soluzioni chiave nell’ambito dell’economia circolare, trasformando i rifiuti organici in energia pulita e utilizzabile.

Sebbene entrambi siano gas rinnovabili e possano essere ottenuti attraverso processi di digestione anaerobica, le caratteristiche e gli usi di queste molecole sono diversi tra loro. Il biogas è prodotto dalla decomposizione controllata in un ambiente privo di ossigeno (digestione anaerobica) di rifiuti organici. Questo gas è composto per il 55% da metano (CH4) e per il 45% da ‘off-gas’, il 98% dei quali è costituito da CO2. Il biometano, invece, è composto per oltre il 96% da metano (CH4). In altre parole, è la stessa molecola del gas naturale fossile, ma con un’origine rinnovabile.

Biorig promuove la produzione di biogas dai rifiuti agricoli e zootecnici – liquami, paglia e letame – che viene purificato per ottenere due flussi separati con biometano e CO2 biogenica, energie rinnovabili fondamentali per la decarbonizzazione del pianeta.

Come si trasforma il biogas in biometano?

Oltre la metà del biogas (il 55%) è metano (CH4), quindi per poterlo separare e immettere nella rete del gas è necessario purificarlo attraverso un processo chiamato upgrading.

Separazione delle impurità
01 Separazione delle impurità I composti residui come il vapore acqueo, l’idrogeno solforato e altri inquinanti vengono rimossi dal biogas.
Produzione di gas rinnovabile
02 Produzione di gas rinnovabile Attraverso tecniche come le membrane o l’assorbimento chimico, la concentrazione di metano viene aumentata e la CO₂ rimanente viene catturata per un ulteriore trattamento.
Compressione e immissione di biometano
03 Compressione e immissione di biometano Una volta purificato, il biometano viene compresso per essere immesso nella rete del gas o utilizzato come combustibile.

Vantaggi del biometano

Il biometano è un gas rinnovabile prodotto a partire dal biogas tramite un processo di purificazione chiamato “upgrading“. Questa tecnologia rappresenta una soluzione energetica sostenibile con oltre 40 anni di sviluppo in Europa.

Immissione diretta nella rete

Uno dei principali vantaggi del biometano che produciamo è che, oltre ad avere un’impronta di carbonio negativa, ha una composizione praticamente identica a quella del gas naturale di origine fossile.. Ciò riduce la dipendenza da nuove infrastrutture, poiché le molecole possono essere trasportate attraverso la rete del gas. già esistente.

Settori

Il biometano ha molteplici usi in diversi settori. Si va dal suo utilizzo per il riscaldamento delle abitazioni, all’impiego come combustibile in attività con consumi che sarebbero difficili da elettrificare, come il trasporto pesante o la grande industria.

Occupazione rurale

Stabiliamo la nostra sede fiscale nei comuni in cui operiamo, contribuendo al pagamento delle imposte alle località in cui siamo ubicati. Inoltre, ci impegniamo a formare i residenti di queste aree rurali affinché facciano parte della forza lavoro degli stabilimenti, il che contribuisce a rilanciare l’economia locale, a generare nuove opportunità e a stabilizzare la popolazione nelle aree a rischio di spopolamento.

Economia circolare

Collaboriamo per stabilire un modello di economia circolare nelle aree rurali in cui ci troviamo.. Assistiamo alla corretta raccolta dei rifiuti, generiamo un gas rinnovabile e restituiamo alle colture un fertilizzante organico approvato dall’UEche rappresenta una vera alternativa ai fertilizzanti per le colture.

Sicurezza energetica

Gli impianti di biometano producono energia a “chilometro zero” e prodotta localmente, il che, oltre a contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra, riduce la dipendenza dal gas naturale fossile proveniente dall’estero.

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È possibile riciclare i rifiuti zootecnici?

Un elemento chiave per l’economia circolare

Madrid, 16-05-25. Il biometano è fondamentale per decarbonizzare i settori difficili da elettrificare ed è anche essenziale per gestire in modo efficiente i rifiuti che produciamo. Questo sabato, in occasione della Giornata Mondiale del Riciclo, condividiamo alcuni dati rilevanti per capire perché è così importante trattare correttamente i rifiuti agricoli e zootecnici.

Secondo l’INE, la Spagna ha quasi 270 milioni di capi di bestiame.

Questa cifra comprende pollame, suini, bovini e ovini… ognuno dei quali produce tonnellate di rifiuti ogni anno. La gestione dei loro rifiuti sta diventando sempre più complessa a causa di normative ambientali più severe e della saturazione delle aree agricole in cui venivano tradizionalmente utilizzati come fertilizzanti.

Nel 2023, in Spagna si produrranno più di 68 milioni di tonnellate di liquami.

Di questa quantità, 6,9 milioni di tonnellate non possono essere utilizzate come fertilizzanti, a causa di restrizioni legali o della mancanza di terreni agricoli disponibili, secondo l’AINIA. Si prevede che la cifra salga a 79 milioni di tonnellate entro il 2035, di cui circa il 10% (7,9 milioni di tonnellate) non sarà utilizzabile, creando un grave problema ambientale e logistico.

Molte regioni spagnole devono già affrontare problemi ambientali derivanti dall’accumulo di rifiuti.

Comunità come Aragona, Castiglia-La Mancia e Castiglia e León presentano livelli particolarmente elevati di contaminazione da nitrati nei suoli e nelle acque sotterranee. Queste regioni hanno un’alta densità di allevamenti di bestiame e, allo stesso tempo, una limitata capacità di assorbimento dei terreni agricoli, il che significa che grandi volumi di rifiuti non possono essere gestiti localmente. Secondo l’Osservatorio sul trattamento dei liquami suini, oltre il 20% dei punti di campionamento delle acque sotterranee supera i livelli legali di nitrati.

Come contribuisce Biorig a questa trasformazione?

In Biorig lavoriamo con una missione chiara: trasformare i rifiuti in energia e opportunità.. La nostra attività si concentra sul recupero dei rifiuti agricoli e zootecnici.

Tecnologia di digestione anaerobica

Nei nostri impianti decomponiamo la materia organica dei rifiuti agricoli e zootecnici in condizioni controllate per generare biogas, che viene successivamente purificato e convertito in biometano.

Chiusura del ciclo agricolo e zootecnico

Restituiamo ai campi fertilizzanti più stabili e igienizzati e riduciamo l’impatto ambientale degli allevamenti.

 Collaborazione con allevatori e cooperative

Forniamo soluzioni di gestione che rispettano le normative vigenti, aggiungono valore e riducono i costi nel medio termine.

Generazione di energia rinnovabile

Produciamo energia che sostituisce i combustibili fossili, guida la transizione energetica e consente ai produttori agricoli e zootecnici di partecipare attivamente all’economia circolare.

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El Día de Soria: Il biometano, un’opportunità per la crescita di un’economia più verde e sostenibile

In occasione della Giornata Internazionale dell’Energia Pulita, sottolineiamo la grande opportunità che il biometano può offrire a Soria

Di Carlos Aguilar, Direttore dei Gas Rinnovabili di Biorig.

In occasione della Giornata internazionale dell’energia pulita di questa settimana, vorrei sottolineare che la provincia di Soria ha una grande opportunità. Il biometano, un gas di origine rinnovabile, è una delle migliori alternative per promuovere un’economia più verde e sostenibile, favorire la creazione di posti di lavoro e aumentare la ricchezza dei territori. Come sostituto sostenibile del gas fossile, il biometano contribuisce a ridurre l’impatto del cambiamento climatico, favorisce l’indipendenza energetica e migliora la gestione e la tracciabilità delle materie prime agricole e zootecniche. Un aspetto fondamentale è che il biometano facilita la rimozione dei liquami e del letame dai campi, un aspetto particolarmente delicato a Soria, dove il 10% del territorio è stato dichiarato a rischio di inquinamento delle acque.

Questa tecnologia è stata implementata per più di 40 anni, soprattutto in Paesi come Francia e Germania (con più di 1.000 e quasi 11.000 impianti di biogas e biometano, rispettivamente), e ora si sta facendo strada come opzione strategica in Spagna. È importante sottolineare che questa fonte energetica è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione fissati nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). L’obiettivo è ridurre le emissioni inquinanti del 32% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030.

A sua volta, questo gas rinnovabile costituisce un’attività essenziale per accelerare la crescita economica della Castiglia e León. La Spagna ha il potenziale per sviluppare 163 TWh all’anno di biometano, sufficienti a rifornire 29,5 milioni di abitazioni, sebbene l’attuale capacità installata sia solo di 0,315 TWh nel 2024, secondo l’Associazione spagnola del gas (SEDIGAS) e l’associazione GASNAM. Questo obiettivo significa aumentare esponenzialmente la produzione di gas da fonti rinnovabili. La Castiglia e León svolge un ruolo cruciale in questa sfida, poiché ha il potenziale per produrre il 23% del biometano in Spagna.

Dalle risorse locali all’energia verde.

Sono convinto che il biometano migliorerà il mix energetico della Castiglia e León, ma soprattutto favorirà lo sviluppo sostenibile del settore agricolo e zootecnico. La promozione del biometano contribuisce a una gestione corretta e ordinata dei rifiuti, molti dei quali oggi finiscono nei campi senza essere preventivamente igienizzati. In Biorig, azienda con radici a Soria, sviluppiamo i nostri impianti con un profondo rispetto per le comunità e l’ambiente.

A questo proposito, recuperiamo solo letame, liquami e rifiuti agricoli. L’utilizzo di soluzioni tecnologiche all’avanguardia, il tipo di materie prime utilizzate e l’applicazione delle più severe norme di salute e sicurezza fanno sì che i nostri impianti non emettano alcun odore all’esterno. Inoltre, gli impianti sono gestiti secondo un modello a zero emissioni di scarichi, seguendo il concetto di economia circolare, e a consumo zero di acqua, in quanto utilizziamo l’apporto liquido dei liquami e disponiamo di sistemi di riutilizzo dell’acqua piovana.

Fertilizzazione organica dei suoli agricoli.

Gli impianti che progettiamo trasformano le materie prime agricole in prodotti fertilizzanti inodori, approvati secondo il Regolamento dell’Unione Europea 1009/2019 e dal Ministero dell’Agricoltura. In questo modo, il settore primario beneficerà di questi ammendanti organici e avrà un’alternativa per la fertilizzazione dei campi. Questo prodotto verificato trascorre 40 giorni a 40 gradi e più di 20 giorni a temperature superiori a 50 gradi per garantirne la sanificazione e la stabilizzazione prima di essere utilizzato in campo.

Un futuro più sostenibile per le nuove generazioni.

Per promuovere un futuro più sostenibile a Soria, è necessario che le nuove generazioni abbiano delle opportunità. Promuovere la transizione energetica attraverso il biometano apre la strada ai giovani del settore agricolo e zootecnico, ai tecnici, agli studenti, agli ingegneri, agli ambientalisti e alle aziende innovative impegnate nello sviluppo tecnologico e sostenibile. Inoltre, ciò include la formazione specializzata in corsi di laurea o master, nonché la creazione di nuove opportunità imprenditoriali incentrate sul settore delle energie rinnovabili e del gas.

Il biometano può essere una delle colonne portanti di una nuova economia verde nel XXI secolo. Il suo sviluppo crea posti di lavoro, stimola l’economia locale, aiuta a combattere la sfida demografica e garantisce un ambiente più pulito. Non è solo un’alternativa energetica, è un progetto sostenibile per il nostro futuro.

El Español: la Spagna di fronte all’opportunità di replicare il successo delle energie rinnovabili con i gas verdi

Il biometano è una soluzione efficiente per la corretta gestione dei rifiuti agricoli e zootecnici.

Di Manuel Alonso, direttore generale di Biorig.

L’Unione europea ha compiuto notevoli progressi nella transizione energetica, con l’energia eolica e solare che svolgono un ruolo di primo piano. La Spagna, in particolare, è all’avanguardia nella diffusione dell’elettricità rinnovabile, con oltre il 50% della sua produzione proveniente da fonti pulite. Tuttavia, l’elettrificazione non è sufficiente per raggiungere la completa decarbonizzazione dell’economia.

È in questo contesto che i gas verdi, come il biometano, vengono presentati come una fonte energetica essenziale per decarbonizzare settori difficili da elettrificare, come l’industria e il trasporto pesante. A livello europeo, il biometano si è affermato come alternativa sostenibile al gas naturale, in quanto ha la capacità di essere immagazzinato, distribuito e utilizzato in base alla domanda, cioè ha le stesse proprietà delle molecole fossili, ma contribuisce alla decarbonizzazione dell’economia.

In Paesi come la Danimarca e la Germania, questa tecnologia svolge un ruolo fondamentale nell’approvvigionamento energetico, arrivando in alcuni casi a rappresentare fino al 20% del gas consumato. La Francia ha più di 700 impianti di produzione e la Germania è in testa alla produzione europea con più di 11.000 impianti di biogas e biometano, mentre in Spagna ci sono appena 11 impianti operativi.

L’Unione Europea ha fissato l’ambizioso obiettivo di raggiungere una produzione annuale di 35 miliardi di metri cubi di biometano entro il 2030, nell’ambito del piano REPowerEU. Ciò rappresenta una quintuplicazione della capacità attualmente installata, che lo scorso anno ha raggiunto i 6,4 milioni di metri cubi, secondo l’Associazione europea del biogas (EBA).

La Spagna è destinata a svolgere un ruolo di primo piano nel raggiungimento di questi obiettivi. Secondo le stime di SEDIGAS, la Spagna ha la capacità di produrre 163 TWh di gas rinnovabile all’anno, sufficienti a coprire quasi la metà della domanda di un anno, che Enagás ha stimato in 311,7 TWh lo scorso anno.

Decarbonizzazione e soluzione ambientale

Oltre alla sua importanza nella decarbonizzazione dell’economia, il biometano è una soluzione efficiente per la corretta gestione dei rifiuti agricoli e zootecnici. Ogni anno, la Spagna genera milioni di tonnellate di liquami, letame e rifiuti agricoli che, se non gestiti correttamente, possono rappresentare un problema ambientale.

La produzione di biometano consente di valorizzare questi rifiuti, riducendo il loro impatto su suolo e falde acquifere, e supporta agricoltori e allevatori nella gestione efficiente di materiali che oggi vengono in gran parte dispersi nei campi senza adeguata sanificazione.

La digestione anaerobica, il processo con cui si estrae dalle materie prime agro-zootecniche il biogas da cui si ottiene il biometano, non solo produce la molecola verde da immettere nella rete, ma genera anche il cosiddetto digestato. Questo sottoprodotto, una volta trattato, diventa un fertilizzante organico di alta qualità, che rappresenta una reale alternativa ai fertilizzanti chimici ed è in linea con le linee guida dell’UE, in quanto riduce la dipendenza dai prodotti importati.

Come Biorig, un’azienda originaria di Castilla y León, stiamo sviluppando più di 20 impianti di biometano, 10 dei quali si trovano in 6 province di Castilla y León. Siamo certi che questi impianti, oltre a generare un impatto positivo sull’ambiente, contribuiranno a creare maggiore ricchezza nei territori, occupazione di qualità, sviluppo economico e a dare nuovo impulso al settore agricolo e zootecnico.

Progettiamo ecosistemi di prossimità in cui raccogliamo i rifiuti agricoli e zootecnici locali, li trattiamo e produciamo nuovi fertilizzanti sostenibili per i terreni agricoli, promuovendo l’economia circolare, la tracciabilità del letame agricolo ed evitando lo scarico di migliaia di tonnellate di rifiuti non igienizzati all’anno.

A questo proposito, utilizziamo solo materie prime agricole (liquami, letame e paglia, principalmente paglia di mais) provenienti da aziende agricole vicine, garantendo una gestione efficiente dei rifiuti e riducendo al minimo l’impronta logistica. Questo approccio ci permette di migliorare la tracciabilità e di generare sempre un impatto positivo sulle comunità locali.

Il fertilizzante organico che produciamo dal digestato è solido, inodore e approvato dal Regolamento UE 2019/1009. La sua applicazione in agricoltura non solo evita l’uso di prodotti chimici, ma migliora anche la struttura del suolo e ne mantiene più a lungo la fertilità.

Inoltre, l’uso di tecnologie avanzate e il rispetto di severe normative ambientali garantiscono che i nostri impianti non emettano odori, non consumino acqua e non generino scarichi.

Un’opportunità strategica per la Spagna

Il biometano non è solo una soluzione alla crisi climatica, ma anche un’opportunità di sviluppo economico e sociale. Per trarne vantaggio, è essenziale stabilire incentivi che favoriscano la domanda, garantendo prezzi competitivi rispetto al gas fossile. È inoltre necessario un solido quadro normativo, chiare tabelle di marcia per snellire le procedure e i permessi e contribuire a stimolare gli investimenti in nuove infrastrutture.

Senza queste misure, corriamo il rischio che gli investimenti nel biometano migrino verso altri Paesi, perdendo uno strumento fondamentale per la nostra transizione energetica. Lo sviluppo dell’elettricità rinnovabile in Spagna è una storia di successo, e ora è giunto il momento di ripetere la pietra miliare con i gas rinnovabili. Abbiamo le risorse e il know-how per guidare questo settore; è il momento di fare il grande passo e trasformare l’opportunità in realtà.