Perché il biometano italiano attira investimenti europei e cosa serve perché continui a farlo

Articolo di Agnese Rocco, pubblicato da Energia Oltre


L’Italia dispone delle risorse agricole, delle infrastrutture e delle competenze necessarie per diventare uno dei mercati chiave del biometano in Europa

Italia

Per consolidare la crescita del settore occorrono regole prevedibili, tempi di autorizzazione più chiari e una visione che vada oltre il PNRR

2 luglio 2026 – Negli ultimi anni il biometano è diventato uno dei comparti più dinamici della transizione energetica italiana. Gli investimenti aumentano, gli impianti crescono e nuovi operatori guardano al Paese come a uno dei mercati più interessanti d’Europa. Eppure, proprio ora che il settore ha preso velocità, il rischio è rallentare prima del traguardo: senza regole stabili, tempi autorizzativi più prevedibili e una visione industriale oltre il PNRR, questa accelerazione potrebbe non bastare a raggiungere gli obiettivi fissati al 2030. È questa la fotografia che emerge dal Biomethane & Biofuels Report 2026 del Politecnico di Milano: il biometano è oggi una soluzione matura, compatibile con le infrastrutture esistenti e pronta per una crescita più sostenuta. A limitarne il pieno potenziale non è più la tecnologia, ma la capacità di sciogliere alcuni nodi autorizzativi, infrastrutturali e regolatori che continuano a frenare lo sviluppo del mercato.

L’Italia è diventata uno dei mercati più interessanti d’Europa

La domanda, quindi, non è più se il biometano rappresenti una tecnologia strategica. La vera sfida è capire se l’Italia saprà trasformare una crescita trainata dagli incentivi in un mercato stabile e competitivo, capace di attrarre investimenti anche una volta conclusa la stagione straordinaria del PNRR. Il salto è evidente nei numeri. Se nel 2018 gli impianti di biometano collegati alla rete erano appena sette, a giugno 2026 in Italia risultavano in esercizio 176 impianti, con una capacità produttiva attuale di circa 115.000 Smc/h, poco più di 1 miliardo di Smc/anno. Per dare un ordine di grandezza, si tratta di un volume equivalente a circa l’1,6% della domanda nazionale di gas registrata nel 2025 e al consumo annuo di circa 700.000 famiglie tipo italiane. La crescita è stata sostenuta dagli schemi incentivanti introdotti dai DM 2018 e 2022. A questa base operativa si aggiunge una pipeline ormai entrata nella fase di concessione delle risorse PNRR: dopo il secondo atto pubblicato dal GSE il 5 giugno, le risorse già concesse risultavano pari a circa 2,134 miliardi di euro, a fronte di un budget complessivo della misura di 2,236 miliardi.

La crescita italiana si inserisce in un contesto europeo altrettanto dinamico. Secondo il nuovo Biomethane Investment Outlook 2026 dell’European Biogas Association, gli investimenti pianificati censiti dal report hanno raggiunto 36 miliardi di euro, in aumento del 28% rispetto all’edizione precedente. Questa crescita equivale a 8 miliardi di euro in più di capitale impegnato e porta la produzione aggiuntiva attesa a 9,4 miliardi di metri cubi annui entro il 2030. Il report indica inoltre che, secondo gli stakeholder industriali coinvolti nella ricerca, oltre 1.200 impianti di biometano dovrebbero entrare in esercizio nei prossimi cinque anni.

Italia seconda in UE per investimenti

L’Italia rappresenta uno dei mercati che più contribuiscono a questa espansione. Secondo le nuove stime dell’EBA, il Paese conta 4,03 miliardi di euro di investimenti pianificati e una capacità prevista pari a 23 TWh l’anno, collocandosi come secondo mercato europeo per volumi di investimento, dopo la Danimarca.

Ripartizione dei volumi di investimento in Europa (tutti i periodi) – Fonte: EBA

Questo risultato non dipende esclusivamente dagli incentivi. Esistono caratteristiche strutturali che rendono il mercato italiano particolarmente interessante: una delle più importanti filiere agroalimentari europee, con una forte concentrazione di allevamenti e produzioni agricole in grado di fornire sottoprodotti e residui valorizzabili attraverso la digestione anaerobica; una rete nazionale del gas estesa e già predisposta ad accogliere il biometano, riducendo gli investimenti necessari per integrare la produzione rinnovabile nelle infrastrutture esistenti; e un patrimonio di competenze sviluppato in oltre quindici anni di esperienza nel biogas agricolo. Una parte dei nuovi progetti deriva inoltre dalla riconversione di impianti esistenti, con tempi di sviluppo generalmente inferiori rispetto alla realizzazione di nuovi siti.

Perchè gli investitori internazionali guardano all’Italia

L’interesse crescente di operatori europei e fondi infrastrutturali riflette una dinamica ormai evidente: il mercato italiano del biometano sta iniziando a decollare proprio mentre il Paese deve ridurre la propria dipendenza dal gas naturale importato. In questo contesto, il biometano offre un vantaggio immediato rispetto ad altre soluzioni: può essere immesso nelle infrastrutture esistenti e sostituire progressivamente il gas fossile senza modifiche sostanziali ai sistemi di trasporto, distribuzione e consumo.

Per l’Italia, dove il gas continua a svolgere un ruolo centrale nel sistema energetico e in molti processi industriali difficili da elettrificare, questa compatibilità rappresenta uno dei principali fattori di attrazione per gli investitori. Questo nuovo contesto sta spingendo anche operatori già attivi nelle rinnovabili elettriche ad ampliare il proprio raggio d’azione verso i gas rinnovabili. È il caso di Solarig, presente da anni nel mercato fotovoltaico italiano, che attraverso la divisione Biorig ha scelto l’Italia come mercato strategico per lo sviluppo della propria attività nel biometano.

Il fenomeno non riguarda però un singolo operatore. È la dimostrazione di come il settore stia entrando in una fase diversa rispetto a quella degli ultimi anni: meno orientata allo sviluppo di singoli impianti e sempre più focalizzata sulla costruzione di una filiera industriale.

Dalla costruzione degli impianti di biometano alla costruzione di una filiera

La trasformazione in corso riguarda anche il modello economico del settore. Nei primi anni l’attenzione era concentrata soprattutto sulla realizzazione degli impianti. Oggi il valore si sta progressivamente spostando lungo tutta la catena industriale.

Accanto alla produzione di biometano assumono un peso crescente la valorizzazione della CO₂ biogenica, la produzione di bio-LNG destinato al trasporto pesante, l’impiego del digestato come fertilizzante organico e la stipula di contratti di fornitura di lungo periodo con operatori industriali interessati a ridurre la propria impronta carbonica.

Si tratta di un’evoluzione coerente con quanto sta avvenendo anche a livello europeo. Secondo l’IEA, la crescita dei biogas sarà trainata soprattutto dal biometano, grazie alla sua versatilità e alla possibilità di utilizzare reti e apparecchiature del gas naturale, riducendo gli investimenti infrastrutturali necessari per decarbonizzare usi difficili da elettrificare. Questa prospettiva modifica anche la narrativa della transizione energetica. Fotovoltaico, sistemi di accumulo, eolico e gas rinnovabili non competono tra loro: svolgono funzioni complementari all’interno di un sistema energetico che richiederà vettori differenti per raggiungere gli obiettivi climatici europei.

Perchè la prossima sfida si gioca oltre il PNRR

La crescita degli ultimi anni è stata resa possibile da un insieme di strumenti normativi che hanno ridotto il rischio degli investimenti. Il settore è consapevole, tuttavia, che il completamento degli interventi finanziati dal PNRR rappresenterà uno spartiacque.

Secondo il Biomethane & Biofuels Report 2026 del Politecnico di Milano, il comparto continua infatti a presentare alcune criticità strutturali. Tra le principali figurano la complessità dei procedimenti autorizzativi, i tempi di connessione alla rete del gas, la necessità di garantire un approvvigionamento sostenibile delle biomasse e, soprattutto, l’assenza di una visione regolatoria stabile oltre gli attuali meccanismi incentivanti. Lo stesso rapporto evidenzia come, nello scenario attuale, possa permanere un divario significativo tra la produzione prevista e gli obiettivi fissati dal PNIEC al 2030.

Anche l’European Biogas Association conferma che il mercato europeo sta entrando in una fase più industriale. Secondo il report, circa il 90% degli investimenti previsti per il periodo 2025-2026 risulta già in costruzione, mentre gli impegni per il periodo 2027-2030 sono stati rivisti al rialzo. L’EBA segnala inoltre quasi 8 miliardi di euro destinati ad aggiornamenti infrastrutturali e ulteriori investimenti in tecnologie e usi finali, come stazioni di rifornimento, liquefazione e valorizzazione della CO₂ biogenica.

Il tema, quindi, non riguarda soltanto il numero di nuovi impianti da realizzare, ma la capacità di costruire un mercato capace di attrarre capitali anche quando la componente pubblica degli incentivi sarà progressivamente ridimensionata. Il potenziale esiste: ora va consolidato con regole prevedibili, una pianificazione di lungo periodo e una maggiore integrazione tra sistema agricolo, industria e infrastrutture energetiche.

Da questa capacità dipenderà il futuro del biometano in Italia: restare una misura straordinaria sostenuta dal PNRR o diventare una componente strutturale della strategia energetica nazionale, capace di contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti, alla decarbonizzazione dei consumi e alla competitività del sistema produttivo.

Dal PNRR al 2030: quale futuro per il biometano in Italia?

Il biometano crescerà anche dopo il PNRR?

Negli ultimi anni il biometano ha assunto un ruolo sempre più centrale nel percorso di transizione energetica italiano. Grazie agli investimenti attivati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e ai nuovi strumenti di incentivazione, il settore ha registrato una crescita significativa, favorendo sia la realizzazione di nuovi impianti sia la riconversione di molti impianti biogas esistenti. Una trasformazione che ha contribuito a consolidare una filiera industriale oggi più strutturata e pronta ad affrontare una nuova fase di sviluppo.

Ma cosa accadrà una volta conclusa la spinta straordinaria del PNRR?

È questa la domanda a cui cerca di rispondere il nuovo Biomethane & Biofuels Report 2026 dell’Osservatorio Energy & Strategy della POLIMI School of Management. Il documento fotografa un settore che ha ormai superato la fase pionieristica e che dispone di tecnologie mature, competenze consolidate e un crescente interesse da parte degli investitori. Allo stesso tempo, evidenzia come il raggiungimento degli obiettivi nazionali al 2030 dipenderà dalla capacità di costruire un contesto favorevole agli investimenti, caratterizzato da stabilità normativa, semplificazione amministrativa e una visione industriale di lungo periodo.

Di seguito, cinque aspetti chiave emersi dal report che aiutano a comprendere dove si trova oggi il settore e quali saranno le principali sfide dei prossimi anni.

Cinque aspetti chiave del report

Il biometano è ormai una tecnologia matura

Per molti anni il biometano è stato considerato una tecnologia promettente ma ancora in fase di sviluppo. Oggi lo scenario è profondamente cambiato. Secondo il report dell’Osservatorio Energy & Strategy, il biometano rappresenta uno dei vettori energetici rinnovabili più maturi e immediatamente disponibili per contribuire alla decarbonizzazione del sistema energetico italiano.

Uno dei principali punti di forza della filiera è la possibilità di utilizzare le infrastrutture del gas naturale già esistenti. A differenza di altre tecnologie emergenti, il biometano può essere immesso direttamente nella rete e utilizzato negli stessi ambiti applicativi del gas naturale, favorendo una transizione graduale senza la necessità di realizzare nuove reti di distribuzione.

Negli ultimi anni il comparto ha inoltre beneficiato di un’importante accelerazione degli investimenti, trainata sia dalla costruzione di nuovi impianti sia dalla riconversione di impianti agricoli a biogas. Questo processo ha contribuito alla crescita di competenze tecniche, filiere industriali specializzate e modelli di sviluppo sempre più efficienti.

In altre parole, la sfida non riguarda più la maturità della tecnologia, ma la capacità del sistema di accompagnarne la diffusione su scala sempre più ampia.

Il 2030 rappresenta il vero banco di prova

La crescita registrata negli ultimi anni è significativa, ma il report evidenzia come il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) richieda un ulteriore cambio di passo.

Gli scenari elaborati dall’Osservatorio stimano infatti una produzione nazionale compresa tra 2,9 e 3,8 miliardi di Smc all’anno entro il 2030, mentre il target nazionale è pari a 5 miliardi di Smc. Rimane quindi un divario importante che potrà essere colmato solo continuando ad alimentare gli investimenti e creando condizioni favorevoli allo sviluppo della filiera.

I numeri chiave del report

  • Objetivo del PNIEC para 2030: 5 mil millones de Smc/año
  • Scenario conservativo: 2,9 miliardi di Smc/anno
  • Scenario ottimistico: 3,8 miliardi di Smc/anno
  • Gap stimato: tra 1,2 e 2,1 miliardi di Smc/anno

Più che un elemento di criticità, questo divario rappresenta un’indicazione chiara delle opportunità ancora disponibili per il settore. Il mercato dispone infatti di margini di crescita rilevanti, a condizione che vengano mantenute politiche capaci di sostenere lo sviluppo anche oltre la conclusione delle misure straordinarie del PNRR.

Gli incentivi hanno avviato il percorso. Ora serve continuità

Uno degli aspetti più interessanti messi in evidenza dal report riguarda il ruolo delle politiche pubbliche. Il PNRR e i meccanismi di incentivazione hanno rappresentato un acceleratore fondamentale per la nascita di nuovi progetti e per la riconversione di numerosi impianti esistenti. Tuttavia, gli operatori del settore sottolineano come il prossimo passo richieda qualcosa di diverso dagli incentivi emergenziali: una prospettiva stabile nel tempo.

Gli investimenti nel biometano hanno infatti orizzonti industriali pluriennali. Per questo motivo, la continuità del quadro regolatorio diventa un elemento determinante tanto quanto il sostegno economico.

Tra le principali priorità individuate dal report figurano:

  • semplificazione dei procedimenti autorizzativi;
  • tempi più rapidi per le connessioni alla rete del gas;
  • maggiore integrazione della filiera produttiva;
  • strumenti normativi stabili e prevedibili nel lungo periodo.

La crescita del settore dipenderà quindi non solo dalla disponibilità di risorse finanziarie, ma anche dalla capacità di costruire un ecosistema favorevole agli investimenti e all’innovazione.

Il valore del biometano va oltre la produzione di energia

Il contributo del biometano non si limita alla sostituzione del gas fossile. La sua diffusione permette infatti di valorizzare biomasse, residui agricoli e sottoprodotti organici secondo i principi dell’economia circolare, trasformando materiali che rappresentano un costo gestionale in una risorsa energetica rinnovabile.

Questa caratteristica rende il biometano una tecnologia particolarmente interessante anche dal punto di vista dello sviluppo territoriale. Oltre alla produzione di energia, infatti, la filiera contribuisce a creare nuove opportunità economiche per il settore agricolo, favorisce una gestione più sostenibile dei residui organici e rafforza la resilienza energetica del Paese.

Il report evidenzia inoltre come il biometano possa svolgere un ruolo strategico nei comparti dove l’elettrificazione risulta più complessa, come alcuni processi industriali e parte del settore dei trasporti. In questo senso, il biometano non rappresenta un’alternativa all’elettrificazione, ma una soluzione complementare capace di ampliare gli strumenti disponibili per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione.

Dopo il PNRR inizia la vera fase di sviluppo

Se gli ultimi anni sono stati caratterizzati dall’avvio di una nuova stagione di investimenti, il periodo che accompagnerà il settore verso il 2030 sarà quello della maturità industriale.

La vera sfida non sarà più dimostrare il valore del biometano, ormai ampiamente riconosciuto, ma creare le condizioni perché questa filiera possa continuare a crescere in modo stabile, competitivo e sostenibile.

Questo significa favorire una maggiore integrazione lungo tutta la catena del valore, accompagnare l’innovazione tecnologica, rafforzare il dialogo tra istituzioni, imprese e territori e sviluppare una pianificazione di lungo periodo capace di dare continuità agli investimenti.

Il report del Politecnico restituisce quindi un messaggio chiaro: il settore ha ormai raggiunto una maturità tale da poter contribuire in maniera significativa agli obiettivi energetici e climatici dell’Italia. La sua evoluzione dipenderà ora soprattutto dalla capacità del sistema Paese di accompagnarne la crescita con politiche coerenti e una visione industriale condivisa.

Il contributo di Biorig allo sviluppo del settore

In questo scenario si inserisce anche l’impegno di Biorig, che ha scelto l’Italia come uno dei mercati strategici per lo sviluppo del biometano. Grazie alla solidità del comparto agricolo nazionale, alla disponibilità di residui agro-zootecnici e al percorso di crescita intrapreso negli ultimi anni, il Paese offre le condizioni per consolidare una filiera capace di contribuire in modo concreto alla transizione energetica.

L’obiettivo di Biorig è contribuire a questo percorso attraverso nuovi impianti alimentati esclusivamente da residui agro-zootecnici e un modello fondato sull’economia circolare, sulla valorizzazione delle risorse locali e sull’integrazione con il territorio. Non si tratta soltanto di produrre energia rinnovabile, ma di generare valore per il settore primario, creare nuove opportunità per le comunità rurali e accompagnare la crescita di una filiera industriale capace di coniugare innovazione, sostenibilità e sviluppo economico.

Una visione che si inserisce pienamente nelle direttrici evidenziate dal report del Politecnico: rafforzare il ruolo del biometano come leva per la decarbonizzazione, la sicurezza energetica e la competitività dell’Italia nei prossimi anni.