Dal PNRR al 2030: quale futuro per il biometano in Italia?

Il biometano crescerà anche dopo il PNRR?

Negli ultimi anni il biometano ha assunto un ruolo sempre più centrale nel percorso di transizione energetica italiano. Grazie agli investimenti attivati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e ai nuovi strumenti di incentivazione, il settore ha registrato una crescita significativa, favorendo sia la realizzazione di nuovi impianti sia la riconversione di molti impianti biogas esistenti. Una trasformazione che ha contribuito a consolidare una filiera industriale oggi più strutturata e pronta ad affrontare una nuova fase di sviluppo.

Ma cosa accadrà una volta conclusa la spinta straordinaria del PNRR?

È questa la domanda a cui cerca di rispondere il nuovo Biomethane & Biofuels Report 2026 dell’Osservatorio Energy & Strategy della POLIMI School of Management. Il documento fotografa un settore che ha ormai superato la fase pionieristica e che dispone di tecnologie mature, competenze consolidate e un crescente interesse da parte degli investitori. Allo stesso tempo, evidenzia come il raggiungimento degli obiettivi nazionali al 2030 dipenderà dalla capacità di costruire un contesto favorevole agli investimenti, caratterizzato da stabilità normativa, semplificazione amministrativa e una visione industriale di lungo periodo.

Di seguito, cinque aspetti chiave emersi dal report che aiutano a comprendere dove si trova oggi il settore e quali saranno le principali sfide dei prossimi anni.

Cinque aspetti chiave del report

Il biometano è ormai una tecnologia matura

Per molti anni il biometano è stato considerato una tecnologia promettente ma ancora in fase di sviluppo. Oggi lo scenario è profondamente cambiato. Secondo il report dell’Osservatorio Energy & Strategy, il biometano rappresenta uno dei vettori energetici rinnovabili più maturi e immediatamente disponibili per contribuire alla decarbonizzazione del sistema energetico italiano.

Uno dei principali punti di forza della filiera è la possibilità di utilizzare le infrastrutture del gas naturale già esistenti. A differenza di altre tecnologie emergenti, il biometano può essere immesso direttamente nella rete e utilizzato negli stessi ambiti applicativi del gas naturale, favorendo una transizione graduale senza la necessità di realizzare nuove reti di distribuzione.

Negli ultimi anni il comparto ha inoltre beneficiato di un’importante accelerazione degli investimenti, trainata sia dalla costruzione di nuovi impianti sia dalla riconversione di impianti agricoli a biogas. Questo processo ha contribuito alla crescita di competenze tecniche, filiere industriali specializzate e modelli di sviluppo sempre più efficienti.

In altre parole, la sfida non riguarda più la maturità della tecnologia, ma la capacità del sistema di accompagnarne la diffusione su scala sempre più ampia.

Il 2030 rappresenta il vero banco di prova

La crescita registrata negli ultimi anni è significativa, ma il report evidenzia come il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) richieda un ulteriore cambio di passo.

Gli scenari elaborati dall’Osservatorio stimano infatti una produzione nazionale compresa tra 2,9 e 3,8 miliardi di Smc all’anno entro il 2030, mentre il target nazionale è pari a 5 miliardi di Smc. Rimane quindi un divario importante che potrà essere colmato solo continuando ad alimentare gli investimenti e creando condizioni favorevoli allo sviluppo della filiera.

I numeri chiave del report

  • Objetivo del PNIEC para 2030: 5 mil millones de Smc/año
  • Scenario conservativo: 2,9 miliardi di Smc/anno
  • Scenario ottimistico: 3,8 miliardi di Smc/anno
  • Gap stimato: tra 1,2 e 2,1 miliardi di Smc/anno

Più che un elemento di criticità, questo divario rappresenta un’indicazione chiara delle opportunità ancora disponibili per il settore. Il mercato dispone infatti di margini di crescita rilevanti, a condizione che vengano mantenute politiche capaci di sostenere lo sviluppo anche oltre la conclusione delle misure straordinarie del PNRR.

Gli incentivi hanno avviato il percorso. Ora serve continuità

Uno degli aspetti più interessanti messi in evidenza dal report riguarda il ruolo delle politiche pubbliche. Il PNRR e i meccanismi di incentivazione hanno rappresentato un acceleratore fondamentale per la nascita di nuovi progetti e per la riconversione di numerosi impianti esistenti. Tuttavia, gli operatori del settore sottolineano come il prossimo passo richieda qualcosa di diverso dagli incentivi emergenziali: una prospettiva stabile nel tempo.

Gli investimenti nel biometano hanno infatti orizzonti industriali pluriennali. Per questo motivo, la continuità del quadro regolatorio diventa un elemento determinante tanto quanto il sostegno economico.

Tra le principali priorità individuate dal report figurano:

  • semplificazione dei procedimenti autorizzativi;
  • tempi più rapidi per le connessioni alla rete del gas;
  • maggiore integrazione della filiera produttiva;
  • strumenti normativi stabili e prevedibili nel lungo periodo.

La crescita del settore dipenderà quindi non solo dalla disponibilità di risorse finanziarie, ma anche dalla capacità di costruire un ecosistema favorevole agli investimenti e all’innovazione.

Il valore del biometano va oltre la produzione di energia

Il contributo del biometano non si limita alla sostituzione del gas fossile. La sua diffusione permette infatti di valorizzare biomasse, residui agricoli e sottoprodotti organici secondo i principi dell’economia circolare, trasformando materiali che rappresentano un costo gestionale in una risorsa energetica rinnovabile.

Questa caratteristica rende il biometano una tecnologia particolarmente interessante anche dal punto di vista dello sviluppo territoriale. Oltre alla produzione di energia, infatti, la filiera contribuisce a creare nuove opportunità economiche per il settore agricolo, favorisce una gestione più sostenibile dei residui organici e rafforza la resilienza energetica del Paese.

Il report evidenzia inoltre come il biometano possa svolgere un ruolo strategico nei comparti dove l’elettrificazione risulta più complessa, come alcuni processi industriali e parte del settore dei trasporti. In questo senso, il biometano non rappresenta un’alternativa all’elettrificazione, ma una soluzione complementare capace di ampliare gli strumenti disponibili per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione.

Dopo il PNRR inizia la vera fase di sviluppo

Se gli ultimi anni sono stati caratterizzati dall’avvio di una nuova stagione di investimenti, il periodo che accompagnerà il settore verso il 2030 sarà quello della maturità industriale.

La vera sfida non sarà più dimostrare il valore del biometano, ormai ampiamente riconosciuto, ma creare le condizioni perché questa filiera possa continuare a crescere in modo stabile, competitivo e sostenibile.

Questo significa favorire una maggiore integrazione lungo tutta la catena del valore, accompagnare l’innovazione tecnologica, rafforzare il dialogo tra istituzioni, imprese e territori e sviluppare una pianificazione di lungo periodo capace di dare continuità agli investimenti.

Il report del Politecnico restituisce quindi un messaggio chiaro: il settore ha ormai raggiunto una maturità tale da poter contribuire in maniera significativa agli obiettivi energetici e climatici dell’Italia. La sua evoluzione dipenderà ora soprattutto dalla capacità del sistema Paese di accompagnarne la crescita con politiche coerenti e una visione industriale condivisa.

Il contributo di Biorig allo sviluppo del settore

In questo scenario si inserisce anche l’impegno di Biorig, che ha scelto l’Italia come uno dei mercati strategici per lo sviluppo del biometano. Grazie alla solidità del comparto agricolo nazionale, alla disponibilità di residui agro-zootecnici e al percorso di crescita intrapreso negli ultimi anni, il Paese offre le condizioni per consolidare una filiera capace di contribuire in modo concreto alla transizione energetica.

L’obiettivo di Biorig è contribuire a questo percorso attraverso nuovi impianti alimentati esclusivamente da residui agro-zootecnici e un modello fondato sull’economia circolare, sulla valorizzazione delle risorse locali e sull’integrazione con il territorio. Non si tratta soltanto di produrre energia rinnovabile, ma di generare valore per il settore primario, creare nuove opportunità per le comunità rurali e accompagnare la crescita di una filiera industriale capace di coniugare innovazione, sostenibilità e sviluppo economico.

Una visione che si inserisce pienamente nelle direttrici evidenziate dal report del Politecnico: rafforzare il ruolo del biometano come leva per la decarbonizzazione, la sicurezza energetica e la competitività dell’Italia nei prossimi anni.

Il ruolo crescente del biometano per la competitività, la resilienza e la sicurezza energetica dell’Italia

Di fronte a tensioni e volatilità, la transizione energetica emerge come leva cruciale per competitività, innovazione e sicurezza.

Agnese Rocco, Country Manager Solarig Italia

Il successo di Solarig nelle rinnovabili elettriche ci porta oggi a confrontarci con una nuova domanda: come completare la transizione energetica? 

Il biometano rappresenta una vera e propria politica industriale territoriale

La Giornata Mondiale dell’Ambiente ci invita ogni anno a riflettere sul rapporto tra sviluppo economico, tutela delle risorse naturali e benessere delle comunità. Oggi, tuttavia, questa riflessione assume un significato ancora più ampio.

Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni, la volatilità dei mercati energetici e la crescente pressione competitiva a livello globale hanno reso evidente una realtà che spesso abbiamo dato per scontata: la transizione energetica non è soltanto una necessità ambientale. È una leva di competitività industriale, innovazione e sicurezza economica.

La sfida europea consiste proprio nel coniugare decarbonizzazione e crescita, trasformando gli obiettivi climatici in un’opportunità di sviluppo per le imprese, le filiere produttive e i territori.

In questo contesto, le energie rinnovabili hanno dimostrato di poter svolgere un ruolo decisivo. In Italia, il fotovoltaico si è confermato il principale motore della crescita delle fonti rinnovabili, superando nel 2024 i 6 GW di nuova capacità installata e consolidando un percorso di sviluppo che fino a pochi anni fa sembrava difficilmente raggiungibile. Questo risultato testimonia come la transizione energetica sia già oggi una realtà industriale concreta e come gli investimenti nelle tecnologie pulite possano generare benefici ambientali, economici e occupazionali.

Solarig conosce bene questo percorso. Opera in Italia da oltre quindici anni con un portfolio di circa 2 GW tra fotovoltaico e storage in sviluppo nel Paese. Un’esperienza che ha permesso all’azienda di osservare da vicino l’evoluzione del settore e, soprattutto, di comprendere come le sfide della decarbonizzazione stiano rapidamente cambiando natura.

Dagli elettroni alle molecole

Proprio il successo delle rinnovabili elettriche ci porta oggi a confrontarci con una nuova domanda: come completare la transizione energetica? Se da un lato abbiamo imparato a decarbonizzare una quota crescente della produzione elettrica, dall’altro rimangono ampi segmenti dell’economia che difficilmente potranno essere elettrificati nel breve periodo.

Pensiamo all’industria pesante, alla siderurgia, alla ceramica, alla carta, alla logistica e al trasporto pesante. Settori fondamentali per il tessuto produttivo italiano che continuano a dipendere in misura significativa dal gas naturale e che necessitano di soluzioni immediatamente disponibili per ridurre il proprio impatto ambientale senza compromettere la competitività.

L’Italia, del resto, presenta ancora una delle più elevate dipendenze dal gas fossile tra i grandi Paesi europei. Nonostante la crescita delle energie rinnovabili, il gas naturale continua a rappresentare circa il 44% della generazione elettrica italiana, confermandosi la principale fonte di produzione del Paese, secondo le elaborazioni di Ember sui dati del sistema elettrico nazionale.

Biometano: elemento strategico del mix energetico italiano

Se il fotovoltaico rappresenta una delle risposte più efficaci per la decarbonizzazione degli elettroni, il biometano può svolgere una funzione analoga per le molecole. Si tratta di un gas rinnovabile già disponibile, pienamente compatibile con le infrastrutture esistenti e immediatamente utilizzabile nei consumi energetici attuali, senza richiedere profonde modifiche alle reti o agli impianti industriali.

Ma il suo valore va ben oltre la semplice sostituzione di una fonte fossile.

In questo senso, il biometano non rappresenta soltanto una soluzione energetica. Rappresenta una vera e propria politica industriale territoriale, capace di generare benefici lungo tutta la filiera: dall’agricoltura all’industria, dalla gestione sostenibile dei residui alla produzione di energia, fino alla creazione di occupazione e investimenti nelle aree rurali.

Secondo le stime del settore, il potenziale del biometano potrebbe arrivare a coprire fino al 15% del fabbisogno nazionale di gas, contribuendo in maniera significativa alla riduzione delle importazioni energetiche e al rafforzamento della sicurezza degli approvvigionamenti. Una prospettiva particolarmente rilevante in un Paese che continua a dipendere in misura consistente dalle importazioni di combustibili fossili.

Una priorità per l’autonomia energetica europea

Non sorprende quindi che l’Europa abbia individuato nel biometano una delle leve fondamentali per raggiungere gli obiettivi del piano REPowerEU e accelerare il percorso verso una maggiore indipendenza energetica. La produzione europea continua a crescere e gli investimenti previsti nel settore hanno ormai superato i 28 miliardi di euro entro il 2030, con circa 900 nuovi impianti attesi nei prossimi cinque anni.

Anche l’Italia si sta affermando come uno dei principali mercati europei per lo sviluppo del biometano, grazie alla presenza di una solida base agricola, di infrastrutture già esistenti e di competenze industriali consolidate. Oggi il Paese conta oltre 130 impianti operativi e punta a raggiungere una produzione di 5,7 miliardi di metri cubi annui entro il 2030, una quantità di energia sufficiente a coprire il fabbisogno di oltre quattro milioni di famiglie equivalenti.

La forza del biometano risiede soprattutto nella sua capacità di creare valore lungo l’intera filiera. Attraverso la valorizzazione dei residui agricoli e zootecnici, questa tecnologia consente di trasformare un problema ambientale in una risorsa energetica, favorendo una gestione più efficiente dei reflui, la produzione di fertilizzanti organici e la riduzione delle emissioni diffuse. Al tempo stesso, contribuisce a generare nuove opportunità economiche nelle aree rurali, rafforzando la competitività delle aziende agricole e sostenendo l’occupazione locale.

È questa la visione che guida Biorig, la divisione di Solarig dedicata ai gas rinnovabili. Dopo anni di esperienza nello sviluppo delle energie rinnovabili elettriche, l’azienda crede che sia il momento di contribuire anche alla crescita delle molecole rinnovabili, accompagnando l’evoluzione di un sistema energetico sempre più integrato, resiliente e sostenibile.

Innovazione, investimenti e regole stabili

Perché questo percorso possa accelerare, sarà però necessario continuare a investire in una prospettiva di lungo periodo. Gli operatori sono pronti a fare la propria parte, ma occorrono procedure autorizzative più efficienti, infrastrutture adeguate e un quadro normativo stabile che consenta di trasformare il potenziale esistente in progetti concreti.

La sfida dei prossimi anni non sarà scegliere tra fotovoltaico, eolico, accumuli o biometano. Sarà costruire un sistema energetico capace di valorizzare tutte queste soluzioni in modo complementare, mettendo a fattor comune innovazione tecnologica, competitività industriale e sostenibilità ambientale.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, la sfida non è più scegliere tra crescita economica e sostenibilità. La vera sfida è costruire un modello di sviluppo capace di generare entrambe.

Per riuscirci, l’Italia dovrà continuare a investire nell’innovazione energetica in tutte le sue forme. Dopo aver accelerato la decarbonizzazione degli elettroni attraverso le rinnovabili elettriche, è arrivato il momento di valorizzare anche le molecole rinnovabili.